Lucidatura Marmi e Graniti

Le pie­tre natu­ra­li devo­no la loro esi­sten­za al lavo­ro del­la natu­ra e ogni pez­zo di mate­ria­le è uni­co. Ogni pavi­men­to, colon­na o lavo­ra­zio­ne ha una pecu­lia­ri­tà e una sua bel­lez­za.
La luci­da­tu­ra esal­ta le carat­te­ri­sti­che dei mate­ria­li, dei colo­ri e del­la lavo­ra­zio­ne, donan­do ele­gan­za e pre­sti­gio alla instal­la­zio­ne. Noi effet­tuia­mo que­sta lavo­ra­zio­ne evi­tan­do mate­ria­li noci­vi come il piom­bo, uti­liz­zan­do fibre vege­ta­li e ani­ma­li che inol­tre crea­no una fini­tu­ra che dura inal­te­ra­ta nel tem­po.
Stuc­ca­tu­ra e fini­tu­ra sono infat­ti ele­men­ti deter­mi­na­ti per la valu­ta­zio­ne com­ples­si­va del­la lavo­ra­zio­ne e devo­no esse­re ade­gua­te alla pie­tra usa­ta.
Cau­se del­la luci­di­tà degli ogget­ti
mms_100_1386lgUn ogget­to può esse­re luci­do a pre­scin­de­re da even­tua­li imma­gi­ni rifles­se o dal colo­re assun­to dal­la luce rifles­sa, ovve­ro la carat­te­ri­sti­ca di “esse­re luci­do” è indi­pen­den­te dal colo­re e dal pote­re spec­chian­te del­la super­fi­cie dell’oggetto.
In gene­re comun­que gli ogget­ti più luci­di sono anche i più “riflet­ten­ti”, essi cioè riflet­to­no la luce con­ser­van­do alcu­ne pro­prie­tà del­la luce rifles­sa, come l’intensità e il colo­re, oltre alle pro­por­zio­ni geo­me­tri­che dell’oggetto rifles­so.
Nel mon­do rea­le non esi­sto­no super­fi­ci per­fet­ta­men­te lisce ma tut­te pre­sen­ta­no una sca­brez­za super­fi­cia­le dovu­ta a micro­sco­pi­che aspe­ri­tà che disper­do­no i rag­gi di luce in mol­te­pli­ci dire­zio­ni.
Men­tre la pla­na­ri­tà del­la super­fi­cie defi­ni­sce macro­sco­pi­ca­men­te l’uniformità del­la dire­zio­ne del rag­gio rifles­so, la sca­brez­za del­la super­fi­cie stes­sa cau­sa nume­ro­se micro­ri­fles­sio­ni in dire­zio­ni casua­li sot­traen­do così inten­si­tà alla luce rifles­sa. Per que­sto moti­vo una super­fi­cie meno sca­bra appa­ri­rà più riflet­ten­te (più ‘bril­lan­te’) di una super­fi­cie più sca­bra.
Se la sca­brez­za è mol­to irre­go­la­re, la super­fi­cie appa­ri­rà più o meno riga­ta men­tre se la sca­brez­za super­fi­cia­le è omo­ge­nea la super­fi­cie appa­ri­rà opa­ca (come nel caso del vetro sme­ri­glia­to).
A livel­lo per­cet­ti­vo è più faci­le nota­re la lucen­tez­za o l’opacità dei colo­ri scu­ri di quan­to non avven­ga sui colo­ri chia­ri, in quan­to si ha un mag­gio­re effet­to di con­tra­sto tra il colo­re pro­prio dell’oggetto e il colo­re del­la luce rifles­sa.

WP_000266Tec­ni­che di luci­da­tu­ra
Occor­re distin­gue­re fra due tec­ni­che com­ple­ta­men­te dif­fe­ren­ti che con­cor­ro­no a miglio­ra­re la rifles­sio­ne di una super­fi­cie leg­ger­men­te sca­bra:
l’abrasione con­trol­la­ta del­la super­fi­cie, per mez­zo di abra­si­vi a gra­na finis­si­ma e uni­for­me, la qua­le ridu­ce effet­ti­va­men­te l’entità del­la sca­brez­za super­fi­cia­le (come nel caso del­le gem­me o del vetro mola­to);
l’utilizzo di sostan­ze cero­se (usual­men­te ad ele­va­to indi­ce di rifra­zio­ne) che riem­pio­no le microa­spe­ri­tà e dan­no l’impressione di una super­fi­cie meno sca­bra (come nel caso del­le cere per i pavi­men­ti).

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